25 ANNI DI VITA: LA LUNGA MARCIA DI UN QUARTIERE – PARROCCHIA 

Una sera, una delle tante del tempo di guerra, le famiglie, raccolte attorno al magro desco, furono scosse bruscamente dall’acuto lamento della sirena antiaerea dell’Adriatica (ora Enel). Raccolte come sempre in quei frangenti le poche cose di valore materiale ed affettivo, si avviarono frettolosamente verso l’aperta campagna, allontanandosi dai punti che potevano costituire il maggior pericolo di bombardamenti per la presenza della ferrovia e della statale per Padova: viale della Pace, corso Padova e Cavalcavia.
La casa colonica Iseppi costituiva il punto di riferimento in quei momenti di pericolo e la stalla , stipata, raccoglieva, insieme alle persone, le loro paure, i sospiri, le speranze, e risuonava delle invocazioni di tutta la gente colà radunatasi dal territorio limitrofo, che costituisce oggi la parte più vecchia del quartiere di San Pio X, ma che, a quei tempi, si configurava semplicemente come periferia della città. Era il rifugio per tutti quelli che non erano potuti sfollare in luoghi più sicuri; era anche l’occasione per stringere e rafforzare amicizie e scoprire la solidarietà affrontando insieme il pericolo comune.
Ed è bello pensare, oggi, che quel posto, quella casa, venutasi a trovare al centro del quartiere, dopo vicissitudini ed a distanza di anni, sia ridiventato il punto di riferimento e di aggregazione per tante persone non più giovani, che hanno vissuto i tempi della guerra magari lontano da qui e che qui ora vivono, si trovano, godono la loro terza età rigustando il piacere dello stare insieme.

La guerra, finalmente, era finita e dal disastro, dalle distruzioni morali e materiali l’Italia faticosamente si risolleva. Anche qui, in questa prima periferia di Vicenza, la vita si andava animando: per i giovani il punto di ritrovo per quattro calci al pallone era la strada di viale della Pace, dal passaggio a livello all’Enel; per i più anziani, le due uniche osterie: Riello e Alla Ferrata; il resto, tutto il resto era aperta campagna.

Il sorgere delle prime case Ina in via del Cavalcavia, via Bortolan e via Zugliano, nel dare un’abitazione alle famiglie sinistrate, cominciava ad imprimere alla zona, seppur larvatamente ed in prospettiva, l’immagine di quartiere; diciamo abbozzo, fisionomia, se per quartiere effettivamente efficiente, intendiamo anche la presenza di una chiesa, di un centro sociale,di una scuola, di una struttura sportiva, di un centro commerciale; tutto questo non c’era, ma proprio in virtù di tali necessità, si radicava nella coscienza della gente un legame misterioso che precostituiva i margini, il senso del futuro quartiere-parrocchia. Ormai i nuovi arrivati cominciavano ad appropriarsi dell’idea e con il sorgere di altri nuclei abitativi in via Gonzati, via Tornieri e via Magrini, si costituiva in via Gonzati anche il Centro Sociale, nella palazzina che avrebbe successivamente ospitato la Scuola Materna, la Scuola Differenziale e una sezione staccata delle Scuole Elementari di via Calvi.

Le parrocchie di Madonna della Pace e di S.Pietro, consapevoli della necessità che i nuovi insediamenti, alla ricerca della propria identità, dovevano trovare al più presto la via per giungere a sentirsi comunità viva, non più spezzata in due tronconi di parrocchie diverse, proposero di comune accordo che fosse delegato un sacerdote a svolgere quell’opera pastorale che, come cemento in una costruzione, legasse le componenti della nuova comunità in embrione. Per tale compito il Vescovo nominò don Fernando Mattarolo.

  

NASCE LA COMUNITA’

Si comincia così a costruire anche la casa-chiesa con il contributo e la buona volontà di moltissime famiglie: molti si prodigano a riproporre i valori sempre eterni dell’amore cristiano, posti qui nell’ottica di viverli nella nuova realtà umana e sociale che va nascendo; ecco la S. Vincenzo tesa a rendere meno drammatiche le situazioni economiche precarie, ecco il Centro Turistico Giovanile Rododendro e l’Unione Sportiva Altair coprire le fasce giovanili come alternativa alla strada e all’osteria. La parrocchia, intesa come comunità, come popolo di Dio, c’è, ed è abbastanza ben definita come ubicazione: da via Zanecchin a Borgo Casale, da viale della Pace a via Tornieri, da via Nicolò Vicentino alla ferrovia di Corso Padova.

Se la parrocchia è ormai fatta, il quartiere, pur dotato da poco delle Scuole Elementari e delle Scuole Materne in via Calvi, stenta a trovare la propria identità, non esistendo altre strutture sociali funzionanti che possano compensare e completare le attività parrocchiali nel polo laico della popolazione.
Sorge così il Comitato di Quartiere, organismo spontaneo che sposta e completa in un’ottica squisitamente sociale e civica l’opera dei gruppi parrocchiali , facendo leva anche sui cittadini non praticanti.
Le grandi battaglie per l’inquinamento del Riello e per l’acquisizione di Villa Tacchi sono altrettanti momenti di impegno civile di tale organismo che dovrà precedere ,in ordine di tempo, prima il Consiglio di Zona e poi il Consiglio di Circoscrizione, piccolo consiglio comunale decentrato, con pochi poteri e ancor meno mezzi finanziari, ma armato di buona volontà e di grande attenzione ai bisogni, alle esigenze ed alle aspettative della popolazione.

Con l’acquisizione di Villa Tacchi da parte del Comune, (14 luglio 1972), trovano sistemazione altri enti e gruppi operanti in zona, quali i Donatori di sangue, la Biblioteca, il Consultorio familiare ecc.. Villa Tacchi, comunque assolve anche compiti di necessità ed urgenza, ospitando sezioni staccate delle Scuole Elementari ( fino alla costruzione di quelle in via Palemone) e delle Scuole Materne.

  

IL CENTRO SOCIALE “MARZARI”

Il quartiere di S. Pio X fino agli anni ‘50 era formato da campi coltivati con alcune fattorie e case contadine su terreni di proprietà per la maggior parte della famiglia Meschinelli. In tale periodo furono realizzate le prime costruzioni da parte dell’Ina-Casa in Via Cavalcavia e in Via Marzari seguirono appartamenti in condomini di Casa Nostra e Case Fanfani. Proprio l’Ina-Casa su incarico del Ministero dei Lavori Pubblici istituì l’ISSCAL (Istituto Servizi Sociali Case per Lavoratori) affidando ad un’assistente sociale, per ogni quartiere, la cura dei rapporti interpersonali delle nuove famiglie che si erano venute a trovare a risiedere in complessi quartierali. Questa assistente sociale, Sig. Schettini Francesca, aggregava e seguiva anche i giovani per promuovere la cultura e lo sport. Inoltre teneva i rapporti con le famiglie che avevano dei disagi sociali per aiutarle a superare i problemi.

Il 21 Luglio 1957 venne inaugurato il quartiere ormai quasi del tutto formato anche se rimanevano da completare molte infrastrutture (recinzioni, strade, marciapiedi, illuminazione pubblica, fognature ecc.). Il Vescovo Mons. Carlo Zinato celebrò la S. Messa e benedì la nuova sala-chiesa alla presenza delle autorità cittadine; il Sindaco, poi, tenne il discorso ufficiale. La manifestazione si concluse con la benedizione del Centro Sociale.

I centri sociali (due a Vicenza, l’altro al Villaggio del Sole) vennero sciolti nel 1974 dopo che l’ISSCAL venne modificato nel 1963 con l’avvento della Gescal che assorbì l’Ina-Casa.
Il Centro Sociale Marzari ebbe una notevole importanza nel quartiere intervenendo in parallelo con la parrocchia, mai in contrapposizione. Il suo modo di agire era laico, ma non necessariamente laicista, tanto che molte iniziative furono eseguite in accordo con la parrocchia. Di tanto in tanto vi era un incontro tra i collaboratori della parrocchia e del centro sociale unitamente al parroco don Fernando Mattarolo.
Nel Centro Sociale si formò anche una compagnia teatrale e musicale che si diede un proprio statuto: “Piccolo Teatro del Centro Sociale Marzari” creando un festival musicale nel quartiere che durò varie sere coinvolgendo migliaia di spettatori. In più la compagnia presentò un proprio spettacolo denominato “Stella d’Argento” in tre serate al Alte Ceccato e si esibì a Padova, Bertesinella e alla Stanga di Vicenza.
Nel centro sociale venne promosso il calcio, coordinato da Bepi Barzi, raccogliendo i giovani divisi tra le vie del quartiere e organizzando con tornei giocati sul campetto posto di fianco alla chiesa. Il centro sociale era invaso ogni sera da giovani che provavano i loro strumenti e fu anche affittato un pianoforte per accompagnare i cantanti e per completare il complesso di chitarre e sax.
Insieme con la parrocchia fondò l’Altair dividendosi i compiti: al centro sociale il calcio, alla parrocchia la pallavolo e l’atletica leggera partecipando ai campionati del Centro Sportivo Italiano.
Nel Centro Sociale vi era una biblioteca piuttosto frequentata anche se la dotazione di testi non era molto elevata, in più vi era una sala dedicata al tennis tavolo. Sport praticato in modo massiccio con l’attuazione di molti tornei. I giovani prendevano letteralmente d’assalto il tavolo del “ping-pong”.

L’assistente sociale seguiva tutte queste iniziative praticando la tecnica del “non intervento” cioè suggerendo, assistendo, ma mai sostituendosi e prendendo delle decisioni dirette. Questo modo di comportarsi, eseguito per disposizioni dell’ISSCAL, piaceva molto ai giovani che si sentivano attratti dall’attività praticata nel centro sociale e nel modo con cui era proposta.
Fu anche pubblicato un numero unico di un giornalino di quartiere che proponeva tutte le problematiche esistenti suggerendone le soluzioni.

Una delle battaglie sociali compiute dagli adulti del centro sociale fu la questione dei marciapiedi che mancavano in tutto il quartiere e dopo un anno di interventi furono ottenuti e la prima via ad averli fu Via Tornieri.

Nel 1963 subentrò come assistente sociale la signora Maria Pino Milan ad una precedente che proveniva da Trieste.